Un luogo da chiamare casa (roba da fotografi)

Ho sempre invidiato le persone con un forte legame al territorio in cui vivono, orgogliose delle proprie radici e della propria cultura. Ovviamente senza diventare per questo campaniliste, o peggio nazionaliste.

Io invece mi son sempre sentito un po' sbandato: nato a Roma, ho vissuto per molto tempo in una realtà, quella della provincia romana, che non porta a sentirsi parte di una cultura. Al più, acquisisci una cadenza e una specie di dialetto che somiglia a quello romano, ma romano non è.

Alla fine ti definisci "romano" per fare prima, e perché in fondo ad Anzio, dove ho trascorso l'infanzia, non ero nato fisicamente, come mio padre, eppoi mica tutti la conoscono. Molti l'hanno sentita nominare per lo sbarco angloamericano, ma è una gloria spinosa, di quelle che dovrebbero far riflettere, non gonfiare i petti dei residenti e dei loro amministratori.

Perciò io ho sempre sognato di andarmene e trovare un angolo di mondo dove radicarmi. Per questo sono arrivato a Tuscania. Non so se sarà un rifugio definitivo, ma lo spero e visto che sono forestiero ho nel frattempo cercato di prenderne possesso a mio modo.
Al modo dei fotografi, intendo: fotografando.


Fotografare, per come la vedo io, è un modo per entrare in contatto in modo intimo, profondo, con la realtà che hai davanti, e d'intorno. Non saprei scoprire un luogo senza fotografarlo, dico sul serio.

Quando vado in giro mi porto sempre una fotocamera, magari una compatta e fin quando non ho iniziato a fotografare, non capisco se il luogo in cui sono meriti la mia attenzione, o meno. Tuscania m'ha fregato così: è talmente bella, che ho quasi fuso la fotocamera la prima volta che ci son capitato. Era estate, e stavo facendo un lungo giro in bicicletta per un articolo su "Plein Air", la rivista dei camperisti.


Non li capisco i fotografi che debbono "entrare in empatia" con il luogo, che debbono conoscerlo, studiarlo e comprenderlo prima, molto prima di fotografarlo. Io credo che come fotografo vai dove vuoi, fotografi e in breve capisci se quel luogo fa per te oppure se, nonostante i tuoi sforzi, resterà un luogo "altro", se non nemico. So di cosa parlo, perché per diversi anni ho vissuto nel comune di Pomezia, in una sobborgo sul mare che ho sempre trovato detestabile: di quel luogo avrò si e no due o tre foto, in archivio. Niente da fare, non ci riuscivo proprio.

Per me la fotografia è un'espressione personale profonda e se debbo scattare un'immagine debbo esserne convinto, oppure debbono pagarmi bene! Come professionista posso fotografare qualsiasi schifezza, se m'incaricano di farlo. Ma come Marco Scataglini debbo essere motivato dal di dentro, altrimenti niente da fare. Scommetto che ci sono molti altri fotografi che la pensano così, magari anche tu che stai leggendo. E' una sorta di condanna, perché c'è in giro gente che sembra caricata a molla: la metti in un posto e fotografa qualsiasi cosa, come i mitici giapponesi negli anni '90. Ma fanno foto standard: corrette, magari, ma senz'anima. Per me è così, magari sbaglio. 


Tuscania m'ha conquistato subito e anche se oggi, conoscendola meglio visto che ci vivo, ne ho scoperto anche gli aspetti che non gradisco (ma fa parte del gioco), resto convinto di aver scelto bene. Ne ho esplorato tutti gli angoli, ho cercato tutti i possibili soggetti, l'ho ripresa in analogico, col foro stenopeico, con la Polaroid, con gli obiettivi vintage.

E' il vantaggio di avere il tuo soggetto appena fuori l'uscio di casa. Ma soprattutto quest'esperienza mi ha convinto sempre di più che per noi fotografi la scoperta del mondo che ci circonda può avvenire soltanto attraverso quel "click" del pulsante di scatto.


Alla fine, ho scelto una serie di immagini, tra le centinaia scattate nel corso di questi sette anni, e ho creato un ebook (anzi, una e-Zine), che distribuisco gratuitamente dalla piattaforma Smashwords. E' il mio tributo alla città che mi ospita, ma soprattutto il mio messaggio per ogni fotografo degno di questo nome: raccontate il mondo intorno a voi, non sognate soltanto la meta esotica.

Appropriatevi delle vostre radici, del luogo in cui vivete (per obbligo o per scelta), fatelo attraverso la fotografia. Sentite come questo modo di raccontare vi appartenga davvero, nel profondo.

Se siete fotografi, dimostratelo! E fregatevene dei giudizi estetici: le foto possono piacere o meno, l'importante è che parlino di voi, che siano sincere. Questo è il potere della fotografia, non i Megapixel (che sembra tanto il nome di qualche supereroe della Marvel...).

E se volete scaricarvi il mio ebook fatelo dal link qui sotto. E' totalmente gratuito.