La differenza tra grano d'argento e pixel digitale. Concretamente.

Hai davanti il tuo soggetto. L'hai scelto, è lì. Nello zaino hai la fotocamera digitale, ma anche quella analogica, una vecchia reflex Nikon con un 28 mm Sigma. Che fai? Metti su la mirrorless digitale (una Olympus E-PL5) e inizi a fotografare, variando tempi, diaframmi, composizione. Il sole non è ancora sorto, l'aurora colora il cielo, a diaframma f/9 (il massimo che puoi utilizzare sul Micro4/3 se non vuoi che la qualità precipiti) occorre aprire l'otturatore per una decina di secondi e il mare - pur tranquillo - diventa una vera e propria tavola. Perfetto. Quando hai compreso qual'è l'inquadratura che preferisci (il soggetto non è facile, è davvero minimo), decidi di metter su la reflex analogica. Click.


Alla fine, viene da chiedersi, perché farlo? Perché replicare la stessa foto in bianco e nero anche in analogico? Ho già ragionato in questo blog (e altrove) del significato di questa scelta: il "vero" bianco e nero ai sali d'argento e l'imitazione digitale che è buona, anzi migliore, ma non è reale, non è la stessa cosa. Guardate la foto sopra. A sinistra la foto digitale: liscia, pulita, anche dettagliata. Non ha nemmeno un difetto, a meno di non aggiungerlo, anche con un ingrandimento all'80% (come in questo caso). A destra il negativo analogico, che è stato sviluppato, come mio solito, per evidenziare i difetti (grana e contrasto) grazie a uno sviluppo energico con chimici per la carta. Il negativo è stato poi riprodotto e lavorato digitalmente. Vedete la grana? Non è finta come quella che potrei aggiungere alla foto a sinistra, è una grana concreta, dovuta ai sali d'argento contenuti nella gelatina stesa sul supporto dalla Foma, la marca di pellicole che uso quasi esclusivamente.


Ovviamente non è solo questo. Di fatto la foto analogica sembra meno definita, ma se ci fate caso non lo è: nel blocco di muratura sulla destra (si tratta dei resti di un antico porto romano a Tarquinia) si vedono dettagli che nel digitale si perdono. Certo, utilizzando una fotocamera digitale full frame la situazione cambierebbe, come anche se avessi mostrato una foto analogica realizzata su grande formato o almeno sul formato 120. Ma non è questo il punto. E' che la foto analogica è diversa da quella digitale, per qualcosa che non è quantificabile, e forse nemmeno dimostrabile. Non superiore, sia chiaro, ma diversa. Anzi, quella sua imperfezione mi intriga, la trovo irresistibile. Ma è difficile da spiegare: solo chi ha provato a sviluppare un rullo, lo sa.

Di questo argomento parlo anche nel video qui sotto.



A questo proposito, il prossimo 28 ottobre terrò un workshop sulla fotografia analogica. Facci un pensiero. Per saperne di più puoi andare all'apposita pagina sul mio sito!