L'età dell'innocenza

C'è un periodo della nostra vita, e forse è il più bello, in cui non conosciamo nulla. Nulla della vita, nulla delle emozioni, nulla di "come si fa". E visto la nostra abissale ignoranza, esploriamo il mondo circostante e inventiamo modi nuovi di fare le cose. Modi sbagliati, a volte, machissenefrega. E' eccitante, è divertente.


Come scrive Edward De Bono, l'inventore del "pensiero laterale","se non sapete come di solito si imposta un problema, se non conoscete la soluzione o i concetti che comunemente si adottano in una data circostanza, può darsi che impostiate la soluzione in maniera del tutto nuova". Insomma, "l'innocenza è la classica creatività dei bambini". Se siamo un po' cresciutelli, viene anche chiamata "la fortuna dei principianti". Avete presente, no? 

Vi regalano una fotocamera, voi a malapena sapete accenderla ma da subito ottenete delle foto strepitose, da concorso. Sbagliate magari, secondo i parametri classici, ma belle belle


Io ricordo che da ragazzino partecipai con mio cugino a un piccolo concorso organizzato dalla Kodak; arrivava un camion della "casa gialla" e distribuiva fotocamere economiche caricate a diapositiva (12 pose), tu scattavi le foto e riportavi la fotocamera al camion. La sera, in piazza, si proiettavano le diapositive e si davano i premi. Un successone: arrivammo secondi (tra decine di partecipanti) e tutti ci fecero un sacco di complimenti. Ricordo vagamente quelle foto, ma ricordo che erano un sacco originali (fotografammo anche un cane che faceva la cacca: una provocazione degna di un'Avanguardia artistica). 

Ma poi impari. Poi ti leggi libri in cui c'è scritto si fa così e così. Evita questo errore e quest'altro. Rispetta queste regole. Cose da adulti, cose da esperti. Chi siamo noi per cercare strade alternative? 

Ci guardiamo intorno, e visto che i paesaggi debbono essere colorati e tempestosi, scattiamo foto di paesaggi colorati e tempestosi. Visto che i ritratti sono ritoccati in modo che la pelle del viso sembri quella del culetto di un bambino, no facciamo così. Sia mai che un pedicello ci faccia accusare di non rispettare le regole! "E' antiestetico" ci diranno: usa il timbro clone e via. 
Allora essere vivi è antiestetico? Dev'essere così.

Come fotografi (e più in generale come esseri umani) ci adeguiamo, accettiamo di diventare adulti, l'età dell'innocenza è breve. Devi crescere, eccheccazzo, diventare maturo. Dimenticano sempre di aggiungere che quando un frutto è maturo, subito dopo inizia a marcire.

Io ho perso la mia innocenza (fotografica s'intende, che andate a pensare?) piuttosto presto. A parte il concorso della Kodak, avevo comunque un padre fotografo (e pittore) e iniziai a frequentare la sua camera oscura, a maneggiare gli ingranditori Durst, le bacinelle e i chimici puzzolenti, a fare le prime stampe "fatte bene", anche se quelle "fatte male" a me piacevano. Nel 1988, ufficialmente, sono diventato un fotoamatore, acquistando una mitica Olympus OM-10 col suo 50 mm f/1.8, e iniziando a leggere caterve di riviste e manuali. Come fanno tutti, e non sai che è un errore. Non esplori strade nuove, cerchi di capire "come si fa".


Ora, dopo anche 15 anni di carriera professionale come fotografo editoriale, faccio un sacco di belle foto. Alcune, secondo me, sono belle belle. Tutti i miei amici fotografi, e i miei colleghi fotografi fanno belle foto, ma belle belle, eh. 
Bravi, bene, bis.

Io a volte rimpiango la mia innocenza (sempre fotografica).

La cerco. Mi colloco apposta fuori della mia "comfort zone", cerco avidamente cose che non so (ancora) fare e cerco di evitare tutorial e guide troppo precise. Giusto un'imbeccata, e poi faccio da me. Spesso trovo strade nuove e mi sembra francamente incomprensibile che ci siano persone che mi chiedono: "ma come hai fatto?". 
A volte mica lo so. Ho impiastricciato e le cose son venute da sole. Se funzionano, bene, altrimenti non fa niente. Quando organizzo i miei workshop cerco sempre di far capire ai partecipanti che io li voglio aiutare, ma davvero: dunque vorrei che prima ci provassero da soli, a fare certe cose. Un'imbeccata e poi via a sbagliare. 
Sbagliando s'impara, è vero, ma speriamo non troppo in fretta. Che quando hai imparato, diventi come tutti gli altri. La creatività è un gioco da bambini, non la strada seria e compunta in cui camminiamo da adulti.