L'11 settembre dei fantasmi (ma non quelli che pensate). Un racconto fotografico

Francesco Cenci era figlio di un monsignore addetto alla tesoreria vaticana che grazie a questo incarico aveva accumulato enormi tesori (vi ricorda qualcuno?). Il carattere violento e arrogante, la passione per pratiche sessuali ardite e la facilità con cui si liberava (fisicamente) degli avversari, lo resero presto noto, nella Roma rinascimentale, come un uomo con cui era meglio non avere nulla a che fare, soprattutto se eri donna. Ciononostante , il nostro era riuscito a prendere moglie e ad avere da lei ben sette figli, che poi regolarmente sottopose a tali soprusi che la povera donna si lasciò morire e venne presto sostituita dalla bellissima Lucrezia Petroni, destinata anch’essa a subire angherie di ogni tipo e a vivere in totale povertà, pur circondata da enormi ricchezze.


Una delle figlie di Francesco, Beatrice, era di soave bellezza, anzi già all’età di quattordici anni era considerata la più bella di Roma. Il padre se ne invaghì, architettando nella sua mente perversa l’idea di farla propria, incestuosamente. Ma lei, come narra Stendhal nelle sue “Cronache Italiane”, resisteva con forza, accettando di rimanere reclusa nella propria stanza e conducendo una vita di tormenti. Alla fine, il padre decise di trasferire tutta la famiglia nel castello di Petrella, in modo da aver più facilità di manovra e meno fastidi, visto che già una delle figlie era riuscita ad ottenere dal papa Clemente VIII Aldobrandini di essere sposata a un nobile romano, sfuggendo così alle violenze paterne.


Le cose peggiorarono ulteriormente per la povera Beatrice, e fu lì che si affacciò nella mente della ragazza, della matrigna e dei fratelli l’idea di uccidere il padre e liberarsi da quella tortura, cosa che venne portata a compimento la sera del 18 settembre 1598. Francesco Cenci venne sedato con dell’oppio grazie a un sotterfugio e ucciso da due sicari prezzolati. Ma la tresca non passò inosservata, e sotto tortura, i responsabili del parricidio confessarono.
Tutta Roma si schierò dalla parte di Beatrice, trattandosi con ogni evidenza di un atto di legittima difesa: ma il papa fu irremovibile. Sabato 11 settembre 1599, esattamente un anno dopo, sul patibolo allestito di fronte Castel Sant’Angelo, cadde prima la testa di Lucrezia, poi quella della giovane Beatrice, e infine venne giustiziato il fratello Giacomo. Giustizia era “sfatta”. Di storie come questa Roma è piena, tutta l’Italia lo è.


Dall’Alpi alla Sicilia, nei secoli passati, ma anche in tempi recenti (basti pensare al Brigantaggio), è tutto un succedersi di assassinii, gesta violente, vendette. E il risultato? La comparsa dei fantasmi (dal greco phàntasma, figura, immagine, ma nell’accezione di apparizione, vista la radice phàinesthai), le anime inquiete delle vittime che cercano la pace rimanendo nel luogo dove venne portato a compimento il loro destino, in un’impossibile riscatto.


Anche lo spirito di Beatrice Cenci ogni anno fa la sua comparsa, si dice, in questa notte dell'11 settembre (data che oramai evoca innumerevoli altri fantasmi), su ponte Sant’Angelo, scorrazzando su una nera carrozza. Se ne avete la possibilità, il tempo e la voglia, aspettate mezzanotte sulle rive del Tevere, oggi: nella peggiore delle ipotesi, vi godrete uno dei panorami più belli del mondo!