Leggere la luce con l'esposimetro. Più che per la precisione, è per l'emozione

Recentemente ho avuto per le mani diversi esposimetri, di quelli vecchi, analogici, al CdS, con l'ago, le scale metriche, gli EV, eccetera. Roba dell'altro secolo: uno di questi, il Gossen Lunasix, risale come progettazione agli anni '60. Pura archeologia. Però funziona. 


 Riflettevo comunque sul fatto che in tempi relativamente brevi, certi oggetti che erano legati in modo indissolubile all'attività del fotografo, se non scomparsi, sono certo diventati molto rari. Io stesso, che possiedo anche un esposimetro Minolta digitale ma uso normalmente un vecchio Capital D-1 (per semplicità), solo recentemente ho cominciato a portarli sempre con me per scattare le mie fotografie stenopeiche, e lo faccio soprattutto per il puro piacere di usarli, perché le letture esposimetriche possono tranquillamente essere fatte con una fotocamera digitale o con una app sullo smartphone (ce ne sono di ottime sia per Android che per iPhone). 


Però non c'è dubbio che puntare sulla scena che abbiamo di fronte un esposimetro o, ancor meglio, eseguire una lettura a luce incidente, con la classica pallina bianca davanti al sensore, è qualcosa di impagabile. Lenta, complessa, ma impagabile. Il diffondersi di sistemi TTL sempre più raffinati e precisi, ha fatto perdere al calcolo esposimetrico quell'aura di magia su cui si fondava lo stesso orgoglio del fotografo, che si vantava di saper eseguire calcoli su scene contrastate anche senza alcun macchinario, ma solo con l'esperienza. 


I fotoamatori, un tempo, sbagliavano alla grande, e si trovavano negativi semitrasparenti (cioé sottoesposti) o densi come carta carbone (cioè sovraesposti) che si cercava di stampare in camera oscura con ardite tecniche di salvataggio. Il più delle volte con risultati scarsi. L'espertone, invece, o il professionista in vena di farsi notare, giostravano davanti agli esangui ammiratori con il sistema zonale di Ansel Adams, oppure eseguivano letture multiple con il loro esposimetro e poi si lanciavano in arditi calcoli per medie ponderate. Un mondo che non esiste più. Chissà, magari è meglio così. Io un po' lo rimpiango, a volte, perché tutto questo armeggiare ti costringeva a ragionare, a valutare, a decidere, insomma a restare in maggior contatto col soggetto, a comprenderlo, non solo a vederlo (e oggi come oggi, già solo vederlo sembra sia diventato affare per pochi). 


Ma non voglio atteggiarmi a nostalgico: però un consiglio vorrei darvelo. Se vi capita di trovare un esposimetro su ebay o in un mercatino (oramai anche il Lunasix si può trovare a 60-70 €, ed è uno dei migliori) compratelo. Potrete divertirvi a ripercorrere i tempi eroici della fotografia, e scoprire che decidere da soli quale sia l'esposizione giusta, invece di far fare tutto il lavoro al processore della fotocamera... beh, magari può essere piacevole!