Il paradosso dell'Infrarosso. Una tecnica fotografica da scoprire

Quando siamo impegnati nel realizzare una fotografia, noi viviamo una situazione multisensoriale, che coinvolge la nostra  mente e anche la nostra anima, se vogliamo chiamarla così, ma soprattutto i nostri sensi al gran completo.

Sentiamo sulla nostra pelle il calore del sole o il freddo dell’aria, sudiamo o rabbrividiamo; le nostre narici raccolgono odori e umori dell’aria, il profumo dei fiori nel giardino, o la fragranza della resina dei pini in un bosco di montagna, la salsedine del mare o il fetore penetrante del concime in campagna, o addirittura il profumo che indossa la modella che stiamo fotografando, e così via; i nostri polpastrelli sentono con chiarezza la consistenza grata del metallo o della plastica della fotocamera, la gomma antiscivolo dell’impugnatura, la zigrinatura dell’anello di messa a fuoco dell’obiettivo o della ghiera dello zoom, toccano gli oggetti che ci circondano, ne sentono la consistenza, la texture, la durezza o la morbidezza, il peso; mentre siamo coinvolti in quel momento creativo, e guardiamo con più acutezza del solito, sentiamo anche i suoni della vita che passa tutt’intorno, del traffico della città, o i suoni della natura, il frinire delle cicale, il verso di un uccello, il vento che smuove le fronde dell’acero, il rumore dei nostri passi, il click della fotocamera.


Insomma, tutti i nostri sensi sono all’opera e, se non siamo menomati, tutti danno il loro contributo a definire l’esperienza che stiamo vivendo, non importa quanto importante o quanto banale sia: le nostre esperienze sono sempre esperienze multisensoriali.

Il problema del fotografo è ricondurre questa esperienza così varia e multiforme, e multilivello, a un’esperienza monosensoriale come la fotografia.


Il paradosso di chi utilizza l’Infrarosso è che questo processo è spinto ancora oltre, perché oggetto e soggetto della fotografia è una rappresentazione della realtà che non è direttamente percepibile e visibile ai nostri sensi. La lunghezza d’onda dell’infrarosso è invisibile ai nostri occhi: vive davanti a noi, ma noi non ce ne accorgiamo.
Più che comprimere l’esperienza del soggetto, dunque, la fotografia IR in realtà la espande, dandoci conto di qualcosa che è oltre le nostre possibilità.

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