Fotografia e tecnica. Breve guida a come ottenere il meglio da un obiettivo economico

Il consiglio classico che gli “esperti” danno ai principianti è di acquistare l’obiettivo migliore possibile. “Sulla fotocamera puoi anche risparmiare, ma spendi più soldi che puoi per l’obiettivo!”, dicono.
In realtà si tratta di un consiglio di normale buon senso, visto che l’immagine viene formata sul sensore o sulla pellicola dalle lenti dell’obiettivo, e se queste sono di scarsa qualità, possono creare aberrazioni, distorsioni e cadute di luce.

Però è anche vero che questo genere di ammonimenti, che avevano senso fino a vent’anni fa, quando in commercio, se volevi risparmiare, trovavi davvero dei “fondi di bottiglia” (e io lo so perché ne ho utilizzati diversi!), oggi hanno perso gran parte del loro valore. I progressi della progettazione computerizzata delle lenti e degli obiettivi garantisce infatti un minimo sindacale di qualità anche al più economico di questi oggetti. Inoltre, molto si può fare in postproduzione, eliminando il “purple fringing” e la vignettatura, aumentando il contrasto e il microcontrasto, ecc.

Ovviamente, uno Zeiss o un Leica, o i più costosi “apo” delle altre marche garantiscono una qualità incredibilmente alta ma, se si rinuncia a lavorare “a cuor leggero”, è possibile ottenere risultati quasi altrettanto validi con ottiche da poche centinaia di euro, o addirittura da poche decine di euro, magari vintage.

Ricordo che un tempo ero un patito dei test MTF, quelli strumentali, in cui l’ottica viene misurata e la sua qualità (dalla restituzione del dettaglio alle aberrazioni varie) resa attraverso delle curve caratteristiche. Tutte le ottiche, a prescindere dal prezzo, partivano abbastanza in basso a tutta a apertura, salivano fino a dare il meglio a diaframma 5,6-8, iniziavano a scendere a diaframma 11, e crollavano da f/16 in poi, a causa della diffrazione (e non c’è Zeiss che tenga: è un fenomeno ottico inevitabile).

Sin da allora, mi era capitato di notare che, nei diaframmi intermedi, quelli per cui l’obiettivo era in genere ottimizzato, queste curve raggiungevano grosso modo la stessa altezza. Insomma, ottiche pregevoli e ottiche economiche, a f/5.6-8 avevano una qualità abbastanza paragonabile, sia nella risoluzione che nelle aberrazioni e negli altri difetti. Le ottiche più economiche perdevano un po’ ai bordi, com’è ovvio, laddove vetri Leica, Canon o Nikon dieci volte più costosi mantenevano una buona qualità su tutto il campo inquadrato. Ne parlerò tra poco. Fatto sta che, sulla base di questa osservazione ho fatto delle prove, anche con obiettivi prestati da amici, ed ho effettivamente constatato che lavorando a diaframmi intermedi è possibile spremere il massimo da praticamente qualsiasi ottica. Dunque, evitate di lavorare a tutta apertura o a diaframmi molto chiusi con il vostro 18-55 mm da 100 euro, e andrete alla grande. Certo, è una limitazione, ma non si può avere tutto. E consolatevi: da molti test pare che anche alcune ottiche blasonatissime, a tutta apertura, siano di qualità relativamente scarsa.

Un altro piccolo trucco: se volete acquistare un obiettivo economico, cercate di prenderlo con una estensione focale più ampia di quello che pensate di utilizzare. Questo perché alle lunghezze focali estreme la qualità è più bassa e a quelle centrali spesso molto migliore. Io, ad esempio, ero interessato a un 70-200mm, e così ho preso un 70-300 mm della Sigma: come 70-200 mm è davvero buono, ma decade nelle lunghezze focali da 200 a 300 mm. Poco male, le uso solo per emergenza. Ecco perché un 70-300 mm, specie a diaframmi intermedi, regge – come qualità – anche a confronto dei blasonati f/2.8 professionali.


Qui sopra potete vedere il test MTF, tratto dal sito photozone, a 200 mm, di un 70-200mm f/2.8 Canon (uno dei migliori nella sua categoria) a confronto con quello di un economico Tamron 70-300 mm f/4-5.6 (ne produce uno simile anche Sigma, appunto, che è quello che utilizzo io). A diaframma f/8 la qualità è confrontabile, anzi ai bordi non estremi anche leggermente migliore! E se è per questo, a f/11 il Tamron sembra in grado di battere il Canon.

Naturalmente questi confronti vanno presi con le molle e ci sono molti altri parametri da considerare, ma di certo, con alcune semplici accortezze, potrete non far sfigurare uno zoom economico rispetto a uno “pro”. Son soddisfazioni!

La tendenza generale, comunque, è a un certo innalzamento delle prestazioni, nel senso che la qualità media è certamente più alta oggi, e questa è un’ottima notizia, perché in ogni caso potrete ottenere delle fotografie senza gravi “difetti” ottici, il che consente di lavorare con più serenità, e senza svenarsi o fare mutui.
Ricordatevi di una cosa importante: le ottiche fisse, rispetto agli zoom, nonostante tutti i progressi di questi ultimi, rimangono mediamente sempre di qualità migliore, se non parliamo di obiettivi estremamente costosi e professionali. Guardate che risultati straordinari raggiunge il Samyang 35 mmf/1.4, già a piena apertura. Ottica economica (manual focus) ma di valore assoluto, impensabile da realizzare solo pochi anni fa.


Un’altra cosa: la dimensione del foro del diaframma è anche in funzione della dimensione del sensore, e dunque le considerazioni fatte sin qui valgono per il formato pieno. La diffrazione che si avrebbe a f/16 sul Full Frame, inizia a comparire già a diaframma f/8 sul Micro 4/3, e f/11 sull’APS-C. Tenetene conto!

E veniamo all’altro problema: la caduta di qualità ai bordi. Si tratta di qualcosa che non può essere corretto in postproduzione, e dunque abbastanza grave. Osservando la foto al 100% dell’ingrandimento, si noterà che al centro la qualità è massima, e man mano che ci si avvicina ai bordi essa cala inesorabilmente, se l’obiettivo è di qualità non eccelsa. A diaframmi aperti la faccenda può essere molto evidente, al punto da rendere le foto inutilizzabili. La si nota poco nei ritratti o se è presente un soggetto forte in primo piano, perché lo sfocato copre il difetto, ma su riprese uniformi, come un paesaggio, si fa evidente.

Spesso questa caduta di qualità ai bordi è maggiore di quella che sembrerebbero suggerire i test MTF: non a caso molti fotografi preferiscono le prove pratiche. Io stesso ho verificato che obiettivi che sembravano di alta qualità sul banco di prova, all’atto pratico davano risultati che consideravo scadenti. E sono proprio i bordi il punto debole.

A diaframmi intermedi l’uniformità aumenta, e diventa massima a f/16-22, ma in questo caso dovremo combattere la diffrazione, come detto. In caso di emergenza, meglio allora utilizzare questi diaframmi e poi, in postproduzione, applicare con sapienza la maschera di contrasto (in un prossimo post ne parlerò) per recuperare dettaglio.

Un’altra tecnica consiste nell’utilizzare il cropping. Oggi che le fotocamere hanno in media dai 20 ai 50 megapixel, conviene scattare fotografie con inquadratura più ampia del necessario (se possibile, ovviamente) e poi rifilarle molto semplicemente in postproduzione, tagliando via una cornice. Insomma, si sfrutta solo la parte centrale e meno estrema del campo ottico.

Sullo stesso principio, si può ricorrere allo stitching, possibile in genere solo con inquadrature abbastanza ampie. Si tratta di realizzare delle foto panoramiche, non solo nel formato solito, orizzontale, ma anche unendo 4 foto. Dividete la scena che avete davanti in rettangoli (ad esempio 4, 9, ecc.) e scattate altrettante foto, facendo in modo che si sovrappongano parecchio. Quando andrete a montarle con un programma di “stitching”, verranno in buona parte escluse le porzioni più estreme delle foto, e questo (grazie anche all’aumento delle dimensioni, visto che in tal modo otterrete facilmente foto da 80-100 megapixel) vi darà una qualità davvero altissima. Come vedete nell’esempio sotto, dovrete tener conto che scattando ad esempio 4 foto con un 85 mm, otterrete un’immagine finale che grossomodo è come se fosse stata inquadrata da un 50 mm.


In genere funziona. Non aspettatevi miracoli, ma certo il problema sarà molto meno evidente!