Fotocamere giocattolo. Sembra una faccenda da bambini, e invece no (infografica)

La fotografia Lo-Fi (da Low-Fidelity, a bassa fedeltà) sta conoscendo un successo sempre maggiore, al punto che la tipica iconografia che la contraddistingue (bordi poco nitidi e vignettati, graffi, light leaks, ecc.) viene imitata dai softwares degli smartphone o di applicazioni varie, per non parlare di Instagram. Le imitazioni digitali sono divertenti, a volte efficaci, e su questo blog ne parlerò diffusamente, ma resta un dato di fatto: la vera fotografia Lo-Fi si può realizzare solo su pellicola. Il digitale non riesce, e forse mai riuscirà, a rendere per davvero l'effetto che i grani d'argento, con il loro modo di reagire alla luce e ai difetti della fotocamera, sono in grado di regalare. 


Le prime e più famose Toy-Cameras sono le Diana e le Holga. Soprattutto le prime, ora rimesse in produzione da Lomography, hanno ispirato numerosi fotografi, che hanno visto in queste semplici, anzi elementari fotocamere, un modo per liberarsi dalla tirannia della tecnica. Naturalmente, lo scopo per cui le Diana e le Holga, e tutta la serie di fotocamere (in genere formato 120) uscite sul mercato negli anni '60 e '70 (tra cui le Agfa Click, le Ferrania, le Ilford e molte altre), vennero progettate era per accontentare quella fascia di mercato di persone con poche disponibilità economiche e la necessità di riempire gli album di famiglia. In effetti, le Toy sarebbero scomparse da tempo se non fossero state riscoperte per un uso Fine Art. Oggi il mercato anche dei vecchi modelli, su ebay, è quantomai vivace!


Ai modelli che utilizzano pellicole 120 (nei formati dal 4x4 cm delle vecchie Diana, al 6x6 cm delle Holga, su su sino al 6x9 cm di altri modelli), si affiancano oggi anche fotocamere 135, magari progettate appositamente come strumenti creativi.