Tutti i colori e le sfumature della fotografia creativa in Bianco e Nero

Scattare una foto in bianco e nero non è la stessa cosa che farlo a colori. Questo è scontato, e anche banale. Eppure, mi sembra che sulla questione la confusione regni sovrana, dunque vorrei approfondirla brevemente con alcune riflessioni personali.



Per molti anni, la gran parte della mia carriera fotografica, ho realizzato foto a colori. Lo standard era la diapositiva prima, il digitale adeguatamente "pompato" poi. Colori netti, squillanti, che servivano a mostrare le località che raccontavo nei miei reportage di viaggio. In fondo, le persone leggevano i miei articoli per decidere dove trascorrere il prossimo weekend, mica per vedere foto "creative".

Il bianco e nero era una scelta che facevo nel tempo libero, per divertimento. O per non perdere del tutto quella pratica che avevo acquisito sin da bambino nella camera oscura paterna, diciamo.

Oggi, invece, che con le riviste non lavoro più ma mi dedico a progetti personali, il bianco e nero rappresenta il 90% della mia produzione, e di certo raccoglie quasi tutto il mio interesse. Non starò qui a menarvi storie sul fatto che il bianco e nero è meglio del colore, è più artistico, è sinonimo di fotografia impegnata, seria, espressiva. Tutte stupidaggini

Ci sono fotografi che con il colore hanno realizzato capolavori indimenticabili (pensate ad Haas per esempio), e tanti altri che gestiscono a meraviglia la "palette" della natura, ottenendo risultati eccellenti, di livello pari e  a volte superiore a quello raggiunto da chi opera in monocromatismo. Ribadisco per la millesima volta che è il fotografo che davvero conta, non la tecnica o - come in questo caso - la scelta tecnica.


Detto questo, vorrei spiegare perché ho scelto alla fine il bianco e nero, e dedico questo blog alla fotografia bianco e nero (tra le altre cose). 

Ritengo che ognuno di noi avvicina la realtà con aspettative e desideri molto diversi, e vuole raccontarla, ritrarla, spiegarla con motivazioni che sono le più varie. Il colore fa parte della natura, è così che noi vediamo - e guardiamo - al mondo. Non a caso i tecnici di Kodak e Agfa hanno per decenni studiato il modo di riprodurli in modo accurato, producendo pellicole mitiche come le Kodachrome e le Agfachrome, all'inizio destinate solo all'impiego militare. 

Ed è singolare pensare a quanto la riproduzione dei colori che queste pellicole facevano fosse imprecisa. Anzi, molto imprecisa. E' così anche oggi, come ben sa chi apre un file RAW in un qualsiasi software e cerca di riprodurre i colori della scena che ha avuto davanti al momento dello scatto, riuscendoci solo con grande difficoltà, e il più delle volte fallendo miseramente. Gestire i colori è difficile, se uno non decide di farne una faccenda di pura creatività e allora chissenefrega della corrispondenza dei colori!


Nel bianco e nero la questione non si pone, anche perché si tratta già a priori di una tecnica che nasce per interpretare la realtà, e non per riprodurla fedelmente. Poter dimenticare i colori è qualcosa che a me piace molto. Ma soprattutto, credo che i colori finiscano per diventare troppo spesso un soggetto in sé, che quasi fa dimenticare il vero soggetto. 

Anch'io, come tutti credo, mi son dedicato (e ogni tanto lo faccio ancora) a fotografare riflessi colorati sulla superficie dell'acqua, o campi macchiati di papaveri, o contrasti di colori in città. In questi casi, il colore è non solo un descrittore del soggetto, è soggetto esso stesso. Talmente importante che prevale su tutto. E in effetti ci sono in giro foto davvero belle realizzate in questo modo. 


Ma il bianco e nero obbliga a una disciplina maggiore, a vedere il mondo per contrasti, campiture, textures, forme, volumi. 

A cercare di vedere il soggetto in quanto tale, lasciando perdere il "giocarsela" sulla base di colori vivaci, magari in prossimità del tramonto. Con il bianco e nero si fotografa a ogni ora, perché anche il cielo contrastato di mezza mattina in estate può regalare ombre e luci degni di un capolavoro. 

Trovo il bianco e nero più libero e più liberatorio, mi obbliga a pensare maggiormente, a prendermi più tempo, a immaginare come sarà la foto di quel soggetto, dato che io lo vedo a colori.

Quando lavoro in digitale ho deciso di impostare la ripresa in bianco e nero, in modo che possa vedere in anteprima la scena già senza i colori, una possibilità che solo il digitale può darci.

Ovviamente le foto RAW saranno comunque a colori, ma quando si è sul campo è di notevole aiuto poter inquadrare il soggetto e vederlo già in scala di grigi. 


Questo ci aiuta anche a pensare in bianco e nero, a progettare la nostra foto in monocromatismo, cosa più difficile quando dobbiamo solo "immaginare" come sarà una volta che quei colori smaltati saranno eliminati.

E a questo proposito concludo dicendo che oggi molti, troppi, realizzano foto bianco e nero semplicemente come modo per recuperare una foto "venuta male" o aggiungere interesse a un'immagine piatta e scialba realizzata con lo smartphone e da condividere su Instagram.

Una foto in bianco e nero non è semplicemente una foto senza colori, così come certe foto d'epoca (ma c'è chi utilizza ancora questa tecnica) ricolorate manualmente con grande maestria, non saranno mai vere foto a colori. 

Il modo di rapportarsi al soggetto cambia, il nostro modo di pensare è diverso: prima ancora di cliccare sul comando "bianco e nero" di Photoshop, è infatti la testa del fotografo (e dunque il suo sguardo) che andrebbe impostato sull'assenza del colore...


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