I 10 fotografi che dovresti assolutamente conoscere (e perché)

Nel prossimo post (del 1 agosto) su questo blog, analizzeremo alcune fotografie di Paul Strand e Robert Frank, e altri fotografi. Intanto, ho pensato di elencare qui quelli che, secondo me, sono i 10 fotografi irrinunciabili nella storia della fotografia. Si tratta di scelte rigorosamente soggettive, è ovvio, ma soprattutto su alcuni nomi credo di possa trovare un ampio consenso!

Paul Strand (16 ottobre 1890 – 31 marzo 1976) è stato un fotografo e videomaker statunitense, che, insieme ad altri grandi fotografi come Alfred Stieglitz ed Edward Weston, contribuì, all'inizio del XX secolo, a conferire alla fotografia la sua dignità come forma d’arte autonoma rispetto alla pittura, allontanandola dal Pittorialismo delle origini. In un convegno a Perugia, Strand conobbe Cesare Zavattini con il quale realizzò il libro “Un paese“ (1955) edito da Einaudi, progetto che offrì al fotografo la possibilità di raccontare la bellezza e l'emotività dell’Italia contadina nel dopoguerra: le immagini e i testi, quest’ultimi scritti da Zavattini, s’incentrano sul paese di Luzzara (RE), sulle sponde del Po. Questo progetto ha fatto di Luzzara una delle città italiane più legate alla fotografia (insieme forse a Scanno, in Abruzzo), visto che altri fotografi hanno in seguito ripreso lo spunto di Strand: Gianni Berengo Gardin (“Un paese vent’anni dopo”), Olivo Barbieri, Stephen Shore (“Luzzara, laboratorio n.6”), Luigi Ghirri, Paolo Costantini, Marcello Grassi e Fabrizio Orsi (“Luzzara. Cinquant’anni e più…”) e Vittore Fossati (“10 fotografie a Luzzara”).


Qual è il monumento più insigne di Luzzara? Il campanile del 1700… Per dire che non è certo per i meriti artistici o paesaggistici del luogo che Luzzara ha avuto questo successo…
Paul Strand è sempre stato un fermo assertore del bianco e nero ed evitava accuratamente di manipolare le proprie immagini con trucchi fotografici sia in stampa che in ripresa; le stampe finali erano spesso al platino o al palladio per ottenere la massima gamma tonale. Utilizzava preferibilmente fotocamere di grandi dimensioni, banchi ottici o folding in ambienti esterni. Strumenti che richiedono pazienza e precisione per avere una perfetta messa a fuoco; per questo sceglieva inquadrature semplici, senza estetismi formali, coerentemente con la sua adesione alla “straight photography”.


William Eugene Smith (Wichita, 30 dicembre 1918 – Tucson, 15 ottobre 1978) è stato un fotografo documentarista statunitense. Cominciò a fotografare giovanissimo, ma degli scatti dell'allora quattordicenne Smith non rimase traccia: fu lui stesso distruggerli anni dopo, giudicandoli troppo scarsi. Qualche anno dopo iniziò a collaborare con il giornale della sua cittadina e, nel 1936, fu ammesso alla Notre Dame University. Abbandonata l'università, iniziò a collaborare con il settimanale Newsweek. Nel 1939 viene contattato dalla rivista Life, con cui inizia una collaborazione che lo porterà, nel corso degli anni successivi, a coprire come fotografo di guerra il teatro bellico del Pacifico: alcune delle immagini scattate durante queste operazioni divennero vere e proprie icone della seconda guerra mondiale, e dimostrarono la capacità di Smith di raccontare la Storia (con la S maiuscola) in fotografia. Il 23 maggio 1945 venne ferito al volto dall'esplosione di una granata: nei due anni successivi fu costretto a dolorosi interventi e a una lunga riabilitazione. 


La fotografia "A walk to Paradise Garden" fu la prima realizzata dopo la malattia, e simboleggiò perfettamente la rinascita dell'autore unita alla speranza dopo il termine del secondo conflitto mondiale. Negli anni successivi Smith torna a collaborare con Life e realizza alcuni dei reportage più celebri pubblicati dalla rivista americana: su tutti "Spanish Village", in cui è raccontata una cittadina spagnola in pieno franchismo, e "Country Doctor", narrazione fotografica dell'attività di un medico generico nella campagna americana.
Il rapporto con Life finì per deteriorarsi, e con esso - più in generale - crollò la fiducia di Smith verso il sistema dell'informazione americano. Nonostante questo, nel 1971 realizzò uno dei suoi reportage più riusciti, "Minamata", in cui fotografò i tragici effetti dell'inquinamento da mercurio in Giappone. Grazie all'interessamento di Ansel Adams, ottenne nel 1976 una cattedra all'Università dell'Arizona, ma una grave forma di diabete lo portò prima al coma e successivamente alla morte, che lo colse nel 1978.


“Tomoko Uemura in her bath” è forse la fotografia più famosa di Smith, scattata nel 1971. L’immagine riprende una madre mentre sostiene la figlia, gravemente deforme, nel tradizionale bagno giapponese. La madre Ryoko Uemura, concordò col fotografo la posa, al fine di illustrare le terribili conseguenze dell’inquinamento da mercurio provocato dall’Industria Chisso. Subito dopo la pubblicazione, la foto divenne immediatamente famosa, e contribuì ad attirare l’attenzione internazionale su Minamata. Su richiesta della famiglia Uemura, la fotografia non fu più pubblicata a partire dal 1997, 20 anni dopo la morte di Tomoko.

Robert Louis Frank (Zurigo, 9 novembre 1924) è un fotografo e regista svizzero naturalizzato statunitense. Nato in una famiglia di origini ebraiche, nel 1947 lascia l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti.  Parallelamente alla fotografia di moda svolge una prolifica attività di reporter freelance. Nel 1955 Robert Frank è il primo fotografo europeo a ricevere la borsa di studio annuale promossa dalla Fondazione Guggenheim di New York. 

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Con i soldi ricevuti viaggia per tutti gli Stati Uniti dal 1955 al 1956, riprendendo oltre 24.000 fotografie. Nel 1958 Robert Delpire pubblica a Parigi Les Américains, una selezione di 83 immagini tratte dal viaggio americano e l’anno dopo la Grove Press pubblica il volume negli Stati Uniti col titolo The Americans. Negli anni sessanta, nonostante il crescente successo dei suoi lavori, Frank abbandona la fotografia per dedicarsi completamente alla realizzazione di film.

William Klein (New York, 1928) è un fotografo e regista statunitense. Dopo aver iniziato come pittore, nel 1957 vinse il Premio Nadar per New York, un libro di immagini scattate nel 1954 durante un breve soggiorno nella sua città natale. 


Il lavoro di Klein era considerato rivoluzionario per il suo "rifiuto senza compromessi delle regole prevalentemente accettate della fotografia". Inoltre Klein è citato spesso insieme a Robert Frank fra i padri della Street Photography.

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Minor White si inserisce nel genere classico e tradizionale della fotografia negli Stati Uniti e, esasperando le posizioni di Weston e Adams e assimilando l’innovativa teoria di Alfred Stieglitz, indica dei percorsi inventivi per una fotografia infedele e ricca di simbologie. 



Nel 1952 con Dorothea Lange, Ansel Adams, Beaumont e Nancy Newhall e Barbara Morgan fondò una delle riviste di fotografia più famose al mondo, Aperture, di cui fu direttore dall'anno della fondazione sino alla sua morte. Tra i fotografi "classici" è stato quello che ha fatto più ricorso all'infrarosso, ottenendo in tal modo immagini misteriose ed evanescenti.


Alfred Stieglitz (1864-1946) con gli Equivalents introduce nuovi concetti in fotografia: la Sequenza, accostando più immagini legate in equivalenza visiva e narrativa, e la fotografia come metafora rappresentativa, equivalenza dei pensieri intimi, delle emozioni e sensibilità, delle paure e delle angosce. 



Per Stieglitz l’arte, al suo più alto livello di significato, rappresenta un equivalente simbolico della più profonda capacità dell’uomo di vedere. Non ciò che uno dovrebbe vedere, o ciò che altri hanno visto, ma ciò che onestamente si prova nel vedere.  



Ernst Haas, nato a Vienna nel 1921 (e morto nel 1986), si trasferì negli USA nel 1951: è stato tra i primi fotografi a  dedicarsi al colore, in tempi nei quali la pellicola  a colori “standard” per gli usi professionali era il  mitico Kodachrome 25, una pellicola “lenta” che imponeva tempi di scatto molto, molto lunghi. 



Cominciò per questo a utilizzare la silhouette e il mosso, ma soprattutto si può considerare “l’inventore” del panning. “L’idea fondamentale era di liberarmi dal vecchio concetto di un momento statico per giungere a un’immagine che comunicasse allo spettatore la bellezza di una quarta dimensione da scoprire”. Ma non si fermò a questi espedienti. 



Una formula è la morte di tutto” disse in una intervista degli anni ‘70 “Deve sempre esserci un qualche segreto, una qualche sorpresa … Una volta trovata una soluzione, ce ne devono essere tante altre. Non c’è bisogno di fare e rifare la stessa cosa”.

Julia MargarethCameron, inglese ma nata in India, è stata tra le maggiori fotografe del Pittorialismo, inventrice del “Flou” e dei ritratti "morbidi", in genere ottenuti ponendo il soggetto deliberatamente fuori fuoco.



Come scrisse a sir John Herschel (ritratto sopra) “io credo in ben altro rispetto alla convenzionale topografia fotografica, vale a dire rappresentare un paesaggio nitido come una carta geografica e rendere perfino lo scheletro dell’immagine e delle forme senza quella rotondità e pienezza… che solamente il fuoco che io uso può dare, la cosiddetta e vituperata sfuocatura!” .


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Edward Weston (1886-1958), all’inizio della sua carriera, era un fotografo pittorialista, anche di grande successo. Venuto a conoscenza, attraverso libri e riviste, delle novità legate al cubismo e in generale all’astrattismo in pittura, decise di cambiare il suo modo di fotografare a partire dagli anni ‘20. 



In particolare nel paesaggio la sua fotografia divenne sempre più precisa, indagatrice, netta. Nel 1927 iniziò a fotografare oggetti che potevano rappresentare altro, sulle orme degli Equivalents di Stieglitz: il risultato furono foto divenute capisaldi dell’arte fotografica, come il famoso “pepper” (peperone): l’ortaggio più sensuale della storia della fotografia. Nei primi anni ‘30 partecipò alla nascita del gruppo fotografico “f/64”, da un’idea di Willard Van Dyke, e a cui aderirono giganti della fotografia americana come Ansel Adams e Imogen Cunningham.


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Ansel Adams è stato il principale teorico della Pre-visualizzazione: le foto andavano “viste” prima di far scattare l’otturatore. Adams sviluppò anche una complessa serie di tecniche fotografiche per realizzare stampe di altissimo livello, e di grande impatto emotivo, come il ben noto "Sistema Zonale", ancor oggi applicato anche nella fotografia digitale, ovviamente in versione rivista e adattata.



E’ stato anche uno dei primi fotografi a fare un uso “politico” dei suoi scatti, utilizzandoli per promuovere la salvaguardia della natura e del paesaggio, e far nascere nuovi parchi nazionali. Una montagna a Yellowstone oggi porta il suo nome (è morto nel 1984).

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Nel mio ebook "I Confini del Buio" ho immaginato di dialogare con alcuni dei fotografi di questo elenco, e altri non presenti qui. Si tratta di una via di mezzo tra il saggio e il romanzo. Lo trovi su Amazon.