Famolo strano: i 10 fotografi più originali (e strampalati) della storia

Si, lo so che in genere quando si pensa a un artista (fotografo o meno) si pensa a una persona come minimo originale, se non del tutto fuori di testa. Quando si vuol sostenere che una persona è un poco matta si dice: "beh, sai, è un artista...", ruotando il dito indice vicino alla tempia. Ma sono luoghi comuni, soprattutto oggi che gli artisti (fotografi o meno) sono a tutti gli effetti degli imprenditori, con tanto di staff, assistenti e avvocati pronti a difendere il copyright.

Nella storia della fotografia, comunque, ci sono stati fotografi diventati famosi per la loro originalità, per l'essere costantemente sopra le righe, poco allineati. Eccone un elenco, necessariamente parziale.

Clarence JohnLaughlin (1905-1985) ispirandosi all’iconografia surrealista, realizzò un’intensa serie di fotografie dei monumenti in decadenza del sud degli USA, soprattutto lungo la valle del Mississippi (“Ghosts along Mississippi” del 1948 è il suo libro più noto). Nato a Lake Charles nel 1905, si trasferì successivamente a New Orleans, assorbendo dall’ambiente circostante quelle atmosfere che poi trasferirà in molte delle sue opere, e in particolare nelle foto di architettura. 


Si dedicò infatti a un lungo progetto di ripresa delle antiche ville coloniali e schiaviste (quelle classiche, viste in film come “Via col vento”), che nel dopoguerra, sull’onda della modernizzazione, e della speculazione edilizia (ma forse anche dei sensi di colpa storici) venivano abbattute per far spazio a nuovi edifici. Laughlin percorse gran parte del sud statunitense per fotografarle, ricreando atmosfere davvero gotiche. Morì nel 1985 e si fece seppellire in un cimitero di Parigi, in Francia.



Herbert Bayer (1900-1985) era un artista tedesco piuttosto eclettico: è stato tipografo, grafico pubblicitario, fotografo, pittore, scultore e architetto. Tutte le sue attività artistiche rispecchiano gli ideali del Bauhaus



Ebbe uno stile visivo essenziale e diretto, e utilizzava ampiamente, come i suoi colleghi dell'epoca, il fotomontaggio e l'unione di scritte e fotografie. Fu anche autore di diversi caratteri (font) tipografici. A causa del nazismo, nel 1938 Emigrò negli USA, dove continuò a svolgere la sua attività sino alla morte. Ben prima della nascita di Photoshop, riuscì a creare fotografie visionarie di grande impatto.




El Lissitzky (1890-1941), pseudonimo di Lazar' (o Eliezer) Markovič Lisickij è stato un pittore, fotografo, tipografo architetto e grafico russo. Esponente dell'avanguardia russa, aderì dapprima alla corrente del suprematismo, con l'amico Kazimir Malevič. Successivamente, insieme ad Aleksandr Rodčenko, si diede alla sperimentazione, unendosi al movimento costruttivista


Adoperò le tecniche del fotomontaggio e del collage, molto spesso a scopo propagandistico. Lavorò a pubblicità e manifesti divulgativi per l'Unione Sovietica durante gli anni dei conflitti mondiali. Nel 1921 si recò a Berlino come ambasciatore della cultura dell'URSS nella Germania. Durante quel soggiorno El Lissitzky si dedicò alla grafica, a Berlino inoltre ebbe modo di frequentare diversi artisti come Kurt Schwitters, László Moholy-Nagy e Theo van Doesburg.



John Heartfield (nome d’arte del tedesco Helmut Herzfeld, 1891-1968), come aderente al movimento Dada, si dedicò al fotomontaggio, spesso con fini di propaganda politica: in fondo, anche lui era dovuto scappare dalla Germania a causa del Nazismo. «John Heartfield è uno dei più importanti artisti europei. Lavora in un campo che lui stesso ha creato, quello del fotomontaggio. Attraverso questa nuova forma d'arte esercita una critica sociale», scrisse nel 1949 Bertolt Brecht.


Nel 1950 fa rientro in Germania (dell'Est). Le sue immagini sono sorprendentemente moderne, e realizzate con grande maestria: ricordiamoci sempre che siamo ancora ben lontani dall'utilizzo del computer.

                                  Dada 1916. La nascita dell'antiarte. Ediz. a colori



Man Ray, nato come Emmanuel Rudnitzky nel 1890 a Filadelfia, è considerato uno dei precursori della fotografia contemporanea. Assieme a Lee Miller sviluppa il metodo della solarizzazione (o meglio “pseudosolarizzazione” o effetto Sabattier); con i suoi “Rayographs” offre spunti importanti anche nella fotografia “cameraless”. 


Secondo la "tradizione" scoprì la pseudosolarizzazione grazie a un errore: accese la luce in camera oscura prima di aver completato lo sviluppo. Secondo alcuni fu un assistente a provocare il "fattaccio" fortunato. Man Ray fu anche pittore e scultore molto apprezzato. Morì nel 1976.


                                                                  Acquista il libro su Man Ray

László Moholy-Nagy (1895-1946) fu tra i primi, insieme a Man Ray, a introdurre l’utilizzo in fotografia del “light-painting”, realizzati spesso con parti riflettenti in movimento.


Nasce a Bácsborsód, in Ungheria. Nel 1913 studia legge all'Università di Budapest. Nel 1919, dopo aver raggiunto la laurea in legge, parte per Vienna e nel 1920 si trasferisce a Berlino, dove inizia a creare fotogrammi e collage Dada. Durante una personale dei suoi dipinti a Berlino, l'architetto Walter Gropius rimane tanto impressionato dalle sue opere esposte che lo invita a collaborare al Bauhaus di Weimar, dove si trasferisce nel 1925: vi insegnerà fino al 1928, quando torna a Berlino per concentrarsi sulla scenografia teatrale e cinematografica. Nel 1935 scappa dalla minaccia nazista trasferendosi a Londra, e nel 1937 viene nominato direttore del New Bauhaus a Chicago, che chiude dopo meno di un anno. Poco dopo Moholy Nagy fonda la propria School of Design a Chicago (1938) e nel 1940 organizza i primi corsi estivi nell'Illinois. Nel 1941 entra a far parte del gruppo degli American Abstract Artists diventando nel 1944 cittadino americano a tutti gli effetti. Muore il 24 novembre 1946 a Chicago.



Gjon Mili, fotografo di origini albanesi, emigò negli anni ‘30 negli USA, diventando nel 1937 assistente del professor Harold Edgerton, tra i primi ad usare la fotografia stroboscopica per fermare l’istante (come la goccia di latte che crea una mini-eruzione, o la pallottola che attraversa un mazzo di carte). 


Gjon Mili si rese subito conto delle possibilità espressive di questa tecnica, utilizzata sino ad allora a scopi scientifici, creando foto sorprendenti, diventando in breve uno dei fotografi americani più noti al mondo, anche considerando che siamo negli anni ‘40, e il mondo ha ben altro per la testa. Nel 1949 Mili fotografò Picasso in una celeberrima serie di “pitture di luce”, in cui davvero fotografia e pittura si toccano, almeno per un istante.



Jerry Uelsmann, nato a Detroit nel 1934, racconta nelle sue foto un magico mondo di pura fantasia, sebbene solidamente radicato nel reale. Uelsmann è certamente un amante delle favole. E’ considerato il più abile manipolatore di immagini fotografiche dell’era pre-photoshop, in grado di unire diversi negativi – come facevano i Pittorialisti - ma con finalità assai diverse.


Le foto di Uelsmann appaiono chiaramente “false”, ispirate alla pittura surrealista, e suggeriscono un approccio diverso alla realtà, e in tal modo fanno riflettere sul concetto stesso di “realtà” che ognuno di noi da per scontato.



Duane Michals, nato a McKesport, in Pennsylvania nel 1932, è considerato tra gli iniziatori di una nuova tendenza nelle arti visive: l’Arte Concettuale o Narrative Art. Il suo libro più noto è Real Dreams, del 1976, in cui scrive:“quello che non posso vedere è infinitamente più importante di quello che posso vedere… i fotografi dovrebbero dirmi ciò che non so”. 


Per esprimere l’inesprimibile fotografico, Michals ricorre alla fotosequenza (Photo Story): molte delle sue opere sono delle sceneggiature cinematografiche in potenza, benché interrotte da buchi di memoria, da salti logici.



Gordon Matta-Clark, nato nel 1945 a New York e morto nel 1978 a soli 33 anni, ha lavorato sugli edifici. Che non riprende così come sono: li modifica, li taglia, li altera. Scegli vecchi edifici che vanno abbattuti e crea tagli, fori, spaccature, con un lavoro lungo e impegnativo. Poi fotografa il risultato.


Chi guarda le sue foto pensa a dei fotomontaggi, che la foto rappresenti qualcosa che non esiste. E invece la forza delle foto di Matta-Clark è che sono incredibilmente reali! Perciò il suo foto-realismo diventa pittoricismo fotografico…