Dietro le quinte di una foto stenopeica

Qualche giorno fa ero all'interno di una forra, "a mollo" in un torrente. Volevo realizzare qualche foto in una zona difficilmente raggiungibile quando non fa caldo e non ci si può - letteralmente - bagnare fino al collo. Per l'occasione ho deciso di portare con me la mia amata FED 5b, una fotocamera a telemetro di fabbricazione sovietica risalente agli anni '70, insieme, ovviamente, a una mirrorless digitale (Samsung). L'aspetto migliore della FED è che, avendo gli obiettivi intercambiabili, consente di utilizzare anche un obiettivo stenopeico, autocostruito partendo da un tappo fotocamera di plastica. Cosa fattibile anche sulla mirrorless, ma con risultati decisamente meno interessanti.

La lamella col foro è stata inserita in modo tale che si trovi a 21 mm dal piano pellicola (cosa impossibile con una reflex, a causa dello specchio): visto che parliamo di una "full frame" (diciamo così), si tratta di un bel grandangolo! Naturalmente, ho realizzato anche delle foto digitali (a lenti), come questa.


Come vedete, la foto è molto "precisa" e pulita. Prima di montare l'obiettivo stenopeico, ho comunque realizzato una foto con il 35 mm a lenti (anch'esso di fabbricazione russa) che rappresenta il mio "standard" con questa fotocamera. Ecco la foto.


Quasi lo stesso punto di ripresa della precedente, ma come potete notare l'aspetto della foto è comunque diverso. E non è solo un fatto di grana, è più che altro un fatto di "essenza". Ho anche volutamente scattato una foto "densa" (cioè un negativo chiaro): le foto ombrose mi piacciono molto di più su pellicola che in digitale.

Vorrei a questo punto sottolineare che per quanto mi riguarda non ha poi molto senso ottenere immagini in analogico simili a quelle che si potrebbero ottenere in digitale. Intendo dire che scattare con una reflex a pellicola, con un obiettivo moderno e privo di difetti, sviluppando poi la pellicola con la massima accortezza e precisione, porterebbe a negativi perfetti che - stampati in camera oscura o scansiti e lavorati in digitale - sarebbero pressoché indistinguibili, se non agli occhi di un esperto, da una foto fatta direttamente con una reflex digitale.

Sebbene tutto il processo sia chiaramente diverso, e si possa molto filosofeggiare sulla diversità della foto analogica rispetto a quella digitale, il fatto è che chi la guarda non riesce subito a cogliere una differenza, il che mi porta a pensare che in fondo sia solo una perdita di risorse.

Viceversa, ci sono immagini che solo con fotocamere analogiche possono essere realizzate con successo. Parlo ad esempio delle fotocamere stenopeiche, o delle fotocamere vintage come la FED, appunto, o delle Toy Cameras come la Holga o la Diana.

Le foto fatte in questo modo sono nettamente diverse da quelle digitali ed è impossibile ottenere immagini del genere al computer, sebbene molti ci provino. Trovo che questo sia il modo più logico e sano di ricorrere, ancora oggi, alla pellicola. Io, almeno, mi regolo così: voglio che la foto analogica abbia una sua personalità, non che sia semplicemente un clone di quella digitale (e viceversa: non cerco mai di imitare in digitale lo stile "pellicola", magari con qualche software: tanto è impossibile).

Ma torniamo alla foto sopra: il negativo è stato riprodotto con una DSLR ed elaborato digitalmente, dunque possiamo dire che si tratti di una foto "ibrida" analogico/digitale.

Stessa tecnica è stata utilizzata per il negativo della foto col 21 mm stenopeico, che potete vedere qui sotto.


Credo sia inutile sottolineare che tra le tre versioni della stessa foto (digitale, analogica, stenopeica) quest'ultima è la mia preferita. Confesso che non saprei nemmeno spiegare davvero il perché. In fondo è meno nitida (molto meno nitida) dell'immagine digitale, e certamente anche dell'immagine analogica (che però col 35 mm presenta un'inquadratura meno ariosa), ma ha qualcosa di magico e misterioso, legato forse all'incrostarsi del tempo sul soggetto, per così dire. La situazione di ripresa la potete vedere nel breve video qui sotto.



Nota Tecnica - L'obiettivo stenopeico 21 mm per la FED è stato realizzato partendo da un tappo per il corpo macchina (a vite 39x1) acquistato su ebay per pochi euro. Con un seghetto a traforo ho creato un'apertura il più possibile ampia. Nella parte interna del tappo ho fissato con colla cianoacrilica la parte terminale di uno scatolino per rulli 35 mm, forato sul fondo: su questa apertura ho fissato il lamierino col pinhole. Non più di mezz'ora di lavoro. Per il foro sono ricorso a un ago da agopuntura del diametro di 0,20 mm.