Tanto rumore per nulla

Perché ci preoccupiamo di cose inutili? I fotografi, spesso, si pongono problemi di nessun interesse, e magari tralasciano le cose importanti. E' vero, non lo fanno solo i fotografi, ma di certo i fotografi lo fanno con incredibile insistenza. 


Ad esempio, nella mia esperienza di docente nei corsi di fotografia, la prima cosa che mi viene chiesta nella quasi totalità dei casi, è come evitare il rumore. Digitale, s'intende. 

Esponi a destra (ETTR, Exposing to the right), evita di chiudere le ombre, non esagerare con gli Iso, utilizza softwares appositi! Ecco i comandamenti che ti vengono offerti. 

Una volta instillato così il sacro terrore del rumore digitale, quello che può rovinare il tuo capolavoro e farti perdere la stima di colleghi e amici, ecco che l'industria è pronta ad offrirti softwares sempre più potenti per eliminare l'ostacolo e soprattutto sempre nuove fotocamere che sono in grado di risolvere il problema. 

Personalmente non ho mai compreso, e nemmeno condiviso, questa mania di avere foto lisce come la pelle di un bambino. A me, il rumore, se non è proprio esagerato, non dà fastidio. Confesso che in realtà lo aggiungo volontariamente a quasi tutte le mie foto (ma vengo dall'analogico e la "grana" è una mia passione...). Se riusciamo a liberarci delle nostre paure, anche in ambito fotografico, e riusciamo a vedere le cose da una diversa prospettiva, ad esempio quella creativa, le cose possono anche cambiare. Potremmo arrivare a dire che non solo la grana, ma addirittura il rumore digitale cromogeno è bello, se usato consapevolmente. 


E mi sono allora tornate in mente le prime foto a colori, quelle realizzate grazie al metodo brevettato nel 1903 dai fratelli Lumiere (si, quelli del cinema), e chiamato Autochrome. All'epoca il metodo (basato su granelli colorati di fecola di patate), per quanto costoso, piacque molto, ma non raggiunse mai il vero successo popolare, non come la fotografia bianco e nero, almeno. Nel tempo, ho realizzato diversi Autochrome digitali, come li chiamo io: basta utilizzare una vecchia compatta, mettere al massimo gli Iso, sottoesporre un poco e poi, in fase di sviluppo digitale, schiarire l'immagine, et voilà, ecco a voi il rumore digitale al suo massimo! 

(Adattato da “Il fotografo nello specchio”, disponibile in formato ebook e cartaceo su Amazon a partire dal 3 luglio, ma già prenotabile!)