Il collezionista di fotocamere

I collezionisti, in generale, sono strane persone. Spendono un sacco di soldi, a volte si indebitano fino al collo, solo per avere tra le mani quella moneta rara, quel francobollo speciale, quella conchiglia unica. Non parliamo di coloro che collezionano oggetti costosi, come le automobili: oltre ad avere a disposizione molti soldi, occorre avere anche un adeguato garage.

Ma in verità si può collezionare tutto, anche cose che costano poco o nulla: dalle etichette della birra o del vino, alle cartoline postali, ai sassi (se non ai minerali), qualsiasi cosa, davvero.
Cos’è che spinge le persone a iniziare una collezione? Che cosa scatta nella testa di un uomo o di una donna che volontariamente accettano una simile “schiavitù”?

C’è indubbiamente un aspetto ludico, soprattutto quando si collezionano oggetti di scarso valore o che è possibile cercare e trovare senza spendere soldi; a volte c’è anche un aspetto finanziario, come quando si investono importanti risorse in una collezione di opere d’arte, sapendo che in futuro avrà un valore assai più alto. C’è anche, a volte, un aspetto romantico, il ricordo di quando si era bambini, e così si inizia a collezionare giocattoli, o bambole, o figurine dei calciatori. In tutto questo, come si inserisce il collezionista di fotocamere?

Chi colleziona fotocamere lo fa con motivazioni assai diverse.


Può essere semplicemente un appassionato della tecnologia, che ama simili oggetti raffinati e di grande precisione, similmente a chi ama e raccoglie orologi. Prima dell’avvento del digitale, fotocamere e orologeria erano generi estremamente affini, soprattutto considerando i meccanismi di scatto delle fotocamere, e la necessità di avere otturatori di grande precisione, fatti interamente di piccoli ingranaggi e molle.


Ma spesso il collezionista di fotocamere è anche un appassionato di fotografia, sebbene non è detto che sappia anche fotografare bene. Ho visto sin troppi amatori con vetrine colme di Leica e Contax scattare fotografie inguardabili. Ma spesso, comunque, amano far funzionare i loro gioielli, se non altro per mantenerli in azione. A volte, oltre alle fotocamere, collezionano anche libri fotografici, e sembra chiaro il perché.

E poi c’è la categoria a cui sento di appartenere anch’io: quelli che raccolgono vecchie fotocamere solo per farle funzionare, attratti dall’aspetto fotografico “vintage” più che dal riempire una vetrina di begli oggetti tirati a lucido. Vecchie ferraglie da poco prezzo, fotocamere economiche degli anni ’50 e ’60, obiettivi russi dalla montatura di alluminio, tutto questo può diventare un modo per realizzare immagini con un pizzico di piacere in più: quello derivante dall’utilizzare oggetti che hanno dietro le spalle una lunga, a volte avventurosa, storia.

In questo video c’è l’intervista a un collezionista di fotocamere davvero particolare.

The Camera Collector - Story of a Passion - Short Film from Andrea Casanova on Vimeo.

Non è un rifiuto del digitale, come ho già scritto più volte: oltretutto, molti obiettivi d’epoca si possono utilizzare proficuamente su fotocamere digitali (specialmente mirrorless, per problemi di tiraggio), così come i negativi realizzati con fotocamere a pellicola possono poi essere elaborati digitalmente, ottenendo risultati ibridi piuttosto interessanti.

È semmai la voglia di inserirsi in un “flusso”, ricucendo lo strappo che, inevitabilmente, l’avvento delle nuove tecnologie ha provocato. Eppoi, volete mettere poter acquistare per pochi euro oggetti di grande bellezza, e ancora perfettamente funzionanti?


I collezionisti sono persone strambe, quelli che collezionano fotocamere lo sono ancora di più. Se poi si divertono a realizzare fotografie con certi ferrivecchi… beh, quasi si sfiora la follia!