Fotografando le conchiglie (in fondo è estate)


Ricordo ancora con grande piacere uno dei miei primi Iibri di fotografia: era un manualetto scritto da un grandissimo fotografo americano, Andreas Feininger. All'epoca, mi dilettavo anche a collezionare conchiglie, più che altro per spirito di emulazione verso mio fratello, che però è un collezionista serio ed esperto ancora oggi, mentre io ero più che altro attirato dalle forme e dai colori di quegli ”oggetti” rinvenuti sulla spiaggia della mia città.


Comunque, fu per me naturale farmi comprare da mia madre (che, dato il prezzo, non ne fu particolarmente felice) un ”tomo" fotografico sulle conchiglie, intitolato, guarda caso, "Conchiglie di Feininger", realizzato appunto da colui che oramai consideravo il mio mentore virtuale.

Siamo negli anni ’80 e la fotografia, allora, era decisamente ”classica"; Andreas Feininger, poi, era un fotografo attivo tra gli anni '50 e i '70: questo per dire che le foto erano in realtà degli still-life, realizzati in studio di conchiglie provenienti da tutto il mondo, sia intere che riprese nei dettagli, a colori e in bianco e nero.

Niente fotografia “naturalistica" come la intendiamo oggi, insomma.

Illuminazione diffusa, inquadratura studiata, poco spazio a sperimentazioni strane. Il libro, però era, ed è, bellissimo. Non se ne fanno quasi più di così, non tanto per i costi di stampa, quanto perché il modo di vedere le cose in modo "tranquillo” e senza sbavature non va più di moda: oggi la fotografia deve gridare, all’epoca bisbigliava, eppure il messaggio passava lo stesso.


Ho voluto riprendere un po' il senso di quel progetto con queste foto di conchiglie che condivido con voi. Come nelle immagini di Feininger, a cui mi sono apertamente ispirato, per le mie riprese ho preferito ricreare la situazione della spiaggia, piuttosto che lavorare sul campo, in modo da avere il controllo totale della situazione.



E' stato sufficiente prendere una bacinella di sabbia, e un po' di oggetti portati dal mare, sassi, legnetti, pezzi di alghe, eccetera.

Per l’illuminazione, ho utilizzato il light painting: al buio, ho "dipinto” le conchiglie con una piccola torcia a batteria, ricorrendo in alcuni casi a un aggiuntivo a fibre ottiche per disegnare dettagli o creare piccole alteluci. Infatti, spesso le conchiglie presentano superfici lucide e riflettenti (come la madreperla all’interno dell'orecchia di mare) e gestire l’illuminazione non é sempre facile, mentre con il light painting si riesce ad avere un controllo totale, o quasi.



Come soggetti ho scelto alcune delle specie più frequenti lungo le nostre coste, anche se l'inquinamento e il degrado rendono sempre più difficile reperire questi piccoli gioielli durante una passeggiata sulla spiaggia…