Davvero un obiettivo può essere artistico?

Sono un grande appassionato di vecchie lenti (chiamiamole vintage, va'), e le uso quasi quotidianamente, soprattutto se hanno qualche difetto, insomma se non sono proprio proprio perfette

Mi piace il bokeh strano, lo swirling, le sfocature inattese, la definizione problematica: son fatto così, che volete farci. Ma mai e poi mai ho pensato che le mie lenti fossero artistiche. Quando va bene, penso di essere io l'artista, e di usare i miei obiettivi vintage per assecondare le mie mattane creative

Dire che un obiettivo è "artistico" è come dire che gli acquerelli o i colori a olio sono loro a fare arte, mica il pittore che li usa.


Ora invece è tutto un fiorire di obiettivi marcati "art", quasi che si venisse a definire una nuova categoria di questi fondamentali accessori, con prodotti che si richiamano o riscoprono schemi ottici antiquati, li rieditano in chiave contemporanea (a cominciare dal prezzo), li mettono su Kickstarter, raggiungono il doppio della cifra preventivata, e finalmente li vendono con grande soddisfazione (loro) e possibilmente del cliente, che ha acquistato un obiettivo che un tempo si sarebbe detto scadente al prezzo di un Apo ultima generazione. Ma con montatura in ottone e a tiratura limitata, per carità.


La Meyer Optik è una di quelle società che si sarà sentita spacciata quando il digitale si è imposto alla grande, e che ora tira un sospiro di sollievo vedendo il rinato interesse per il vintage e anche l'analogico. Il loro Lydith 30 /3.5 è esteticamente discutibile, dal mio punto di vista, ma interessante dal punto di vista tecnico, visto che riprende lo schema ottico del Trioplan 50 mm. Pura scuola tedesca, non scherziamo. Il costo si aggira sui 700 euro, ma si acquista insieme alla lente (che dalle foto di prova pubblicate sul sito francamente non è proprio esaltante) anche po' della sua leggenda: volete mettere? E a proposito di Trioplan: il 100 mm, che un tempo gli appassionati usavano come fermacarte, quando si è scoperto che aveva uno sfocato "a bolle" ha subito conosciuto un enorme successo: i prezzi dell'usato sono saliti alle stelle (ah, ne avessi comprati un centinaio!), mentre la Meyer lo offre ora, nuovo di pacca, alla modesta cifra di 1500 euro. Comprese le spese di spedizione, s'intende. L'Arte ha il suo prezzo.

Poi c'è Lomography, che di questa idea (che reputo intelligente, a considerare i soldi che smuove) di rieditare vecchi classici o rimettere in produzione fotocamere (soprattutto Toy) oramai dimenticate, e comunque considerate come minimo scadenti, ha fatto il proprio core business. In fondo tutti noi fotografi "alternativi" siamo grati alla società austriaca per aver reso modaiolo un fenomeno di nicchia. Ma li inviterei a non esagerare, ecco.

E' infatti sugli obiettivi che davvero ha dato il massimo, con tutta una serie di lenti "Art" che stanno riscuotendo un buon successo. Come il Daguerreotype Achromat 64/2.9, che riproduce, anche nella forma, un vecchissimo obiettivo delle origini (parliamo del XIX secolo) il quale fornisce foto completamente sballate, ma appunto "artistiche". Se l'obiettivo è un artista, a che serve allora il fotografo, solo a fare da supporto?


Non fraintendetemi: questi obiettivi, come anche il Petzval 58 mm o la nuova serie Neptune di Lomography sono davvero begli oggetti, venduti indubbiamente a prezzi troppo alti, ma considerando la produzione quasi artigianale è comprensibile. Se avete i soldi, acquistateli pure. 

Quello che contesto è la facilità con cui si attribuisce questa etichetta di "artistico" a oggetti che sono solo metallo e vetro. Già tempo addietro aveva iniziato questo andazzo la Lensbaby, proponendo giocattolini ottici in grado di fare dei propri (grandi) difetti, un enorme pregio. Questa società preferisce il termine "creativo" da affibbiare ai loro prodotti: ma come faccia un obiettivo a essere creativo poi non ce lo spiegano. 

Io sono convinto che solo il fotografo possa esserlo, ma sono all'antica.

Ma a onor del vero il vezzo non appartiene solo a coloro che producono obiettivi in piccole tirature o di tipologia "alternativa". Anche Sigma propone una serie di lenti (stavolta di grande qualità ottica) denominate "art", "portabandiera dell'espressività artistica", scrivono sul loro sito i responsabili del marketing. Un obiettivo diventa addirittura il simbolo dell'espressività artistica? Un po' fa incazzare.

Poi c'è tutto questo vezzo, un tempo utilizzato raramente, di dare agli obiettivi dei nomi evocativi, che non fanno riferimento al loro schema ottico o altre caratteristiche tecniche. Zeiss usa nome di uccelli notturni. Così il fantastico Distagon Apo 55 mm f/1.4 che diventa "Otus", dal nome scientifico dell'Assiolo, un piccolo gufo, con chiara allusione alla vista notturna di questi animali. Ma ci sarebbero molti altri esempi.

Andando su ebay ho acquistato nel tempo, e per pochi spiccioli, obiettivi in grado di creare bokeh "strani" e altri effetti particolari, altri li realizzo da me, e li sfrutto per creare immagini che sono io a progettare, ideare, sentire; immagini che mi rappresentano e cercano di comunicare le mie emozioni. Possono piacere o meno, ma sono io al centro della mia fotografia, non la fotocamera o l'obiettivo che utilizzo. 
So che questo per chi deve progettare il marketing di una società che vende un prodotto che qualsiasi test MTF descriverebbe come "scarso", ma al prezzo di un obiettivo professionale, è davvero poco importante, e che lo scopo è in realtà vendere un sogno, un desiderio. Però l'aggettivo "art" io lo userei con molta più parsimonia.

Ma l'ho detto, sono all'antica, io.