Comprendere l'Immagine

Da un po' di tempo ho iniziato a collaborare con un interessante e intrigante sito, LettureVisive

Chiunque può proporre in lettura le proprie foto, e se selezionate ne seguirà appunto un'analisi basata sull'esperienza e le capacità di noi "lettori". Trovo che il sito sia utilissimo per coloro i quali vedono le proprie foto "lette", in quanto non siamo abituati a pensare alla fotografia come a un linguaggio, con i suoi codici, le sue regole, il suo modo di esprimere idee, sensazioni, emozioni. 

Leggere una foto significa tentare di entrare in empatia con l'autore della foto stessa, e in fin dei conti con noi stessi, visto che il modo in cui guardiamo a un'immagine ci rivela molto della nostra vita, del modo in cui ci rapportiamo al mondo e alla nostra interiorità. In qualsiasi foto, come sosteneva Ansel Adams, ci sono sempre almeno due persone coinvolte, il fotografo e lo spettatore. Sul sito, non tentiamo tanto di "spiegare" la foto prescelta, ma di fornire chiavi di interpretazione, poi ognuno è invitato a fare la propria lettura. Ognuno cercherà insomma di comprendere quel che guarda.


Comprendere un'immagine è infatti una faccenda quanto mai complessa, e più è complessa, più la foto può dirsi riuscita, come sostiene Jean-Christophe Bailly nel suo piccolo saggio tratto dalla conferenza "Il tempo fermato". 

Siamo circondati da immagini che intendono farsi comprendere con facilità, che sono progettate per esserlo. Possiamo pensare alla pubblicità, ad esempio, che invade le nostre strade e che intende comunicarci con la maggiore immediatezza possibile la bontà di un prodotto. Ma dobbiamo pensare, prima di tutto, alla segnaletica stradale.


Le immagini subito comprensibili sono infatti segnali: uno "stop" sulla strada, i simboli che indicano direzioni, divieti, obblighi. Non ci debbono essere fraintendimenti: occorre che quei simboli, quei disegni, dunque quelle immagini siano immediatamente compresi, possibilmente da culture diverse, e in ambiti geografici diversi. 
"Ma la pittura e le immagini che ci interessano funzionano all'inverso", sostiene Bailly, "più le interpretazioni sono numerose e più abbiamo il tempo di pensare, di sognare, di addentrarci nell'immagine". 
La complessità è un pregio, e in tal senso "un'immagine è il contrario di un cartello di senso vietato".


Quante volte vi siete sentiti dire che una vostra immagine "non si capisce bene cosa rappresenti"? E' un'esperienza comune a molti fotografi. La maggior parte delle persone vuole che la fotografia mostri immediatamente e nel modo più chiaro il suo "messaggio", il suo contenuto. Specialmente oggi, con il dilagare di Internet, e con la drastica diminuzione del tempo di osservazione di un'immagine (a volte pochi istanti), il successo arride solo a "foto segnaletiche" (nel vero senso del termine: foto che sono segnali di qualcosa, dunque immediatamente comprensibili), piuttosto che a immagini complesse, che necessitano di essere interpretate, navigate, vissute.


Potremmo rispondere all'amico che definisce criptica la nostra foto utilizzando le parole di Bailly: "Non è così grave se non comprendiamo da subito l'immagine nella sua interezza. Se avviene, infatti, probabilmente non è così ricca".

Viviamo nell'epoca della fotografia impoverita, della fotografia che rinuncia alla complessità per diventare fruibile, easy, immmediata, perdendo però - nel contempo - anche di profondità e di efficacia. La colpa è anche di molti pseudointellettuali che hanno per troppo tempo mascherato una reale mancanza di idee dietro un velo di falsa complessità. 
La differenza sta tutta nel fatto che il fotografo offra o meno una possibile chiave di lettura allo spettatore. Se non lo fa, è molto probabile stia barando: è un discorso che vale per tanta, troppa arte contemporanea, in cui è difficile definire con certezza la differenza tra una furba accozzaglia di colori, e un capolavoro di Jackson Pollock (ammesso che ci sia, ovviamente).


Vi consiglio di seguire con attenzione il sito LettureVisive, di proporre senza paura le vostre foto, di commentare, ragionare insieme, riflettere (anche dissentire con forza, in caso). Sono certo che non potrà che esservi utile. 
In un'epoca in cui si tende a buttar dentro Facebook o Instagram una foto per raccogliere "a strascico" like e cuoricini, credetemi, questa è un'oasi di meditazione e approfondimento. Un antidoto, sia per noi che scriviamo, sia per voi che leggete.

(In parte tratto dal libro "Il fotografo nello specchio" disponibile su Amazon come ebook e come libro a stampa a partire dal 3 luglio)